Annalisa Sticchi, Psicologa e Psicoterapeuta

Sul finire degli anni ’90, un nuovo approccio clinico, teso al miglioramento della relazione medico-paziente, ha sottolineato l'importanza del racconto nel valutare la qualità delle cure e del rapporto medico-paziente. Tale approccio costituisce il nucleo del modello della Narrative Based Medicine (NBM), medicina narrativa, sviluppato presso la Harvard Medical School. L’NBM non rappresenta un’alternativa alla EBM (Evidence Based Medicine), ma una sua integrazione, un suo arricchimento.

I vantaggi della NBM sono: favorire un’elevata aderenza al trattamento nel paziente; offrire all’operatore una metodica per la rilevazione del vissuto soggettivo di malattia; arricchire le cure attraverso l’attenzione e l’utilizzo anche dal punto di vista terapeutico dei racconti dei pazienti, dei medici, degli infermieri e di quanti operano nel sistema sanitario; valorizzare la prospettiva e la visione della malattia del soggetto e dei suoi familiari. L’NBM consente altresì di implementare una ricerca qualitativa, attraverso la raccolta di dati sui vissuti del paziente (in termini di tristezza, solitudine, dolore, sconforto) e sulla modulazione delle relazioni che egli vive nell’ambiente di cura.

Per il paziente, poter raccontare ed essere ascoltato attivamente, è un importante aiuto a prendere decisioni più consapevoli, a relazionarsi con gli altri, ad esternare il proprio stato d’animo e i propri disagi, con testimonianze che potranno essere utili ai medici, così come ad altri pazienti.

L’importanza del racconto, centro dell’NBM, diventa poi indispensabile nei casi di patologie croniche e quando ci si confronta con la disabilità, dove il soggetto e la sua famiglia entrano a pieno titolo come protagonisti e co-autori del percorso di cura.

L’NBM è un modello basato sull’empatia e sulla comprensione emotiva: appare dunque evidente che consentire al paziente di raccontare il proprio vissuto della malattia, è una condizione necessaria, ma non sufficiente, affinché si instauri un rapporto medico-paziente completamente empatico. Infatti, il personale sanitario deve aver presente l’importanza dell’ascolto del racconto di malattia, sia riguardo ad episodi specifici sia rispetto al contesto in cui si inserisce.  

Poiché il racconto obbliga a ricomporre, a integrare in modo critico e in una visione olistica, molti particolari elementi che l’analisi tende a scindere, è altresì importante che si ponga in essere un ascolto attivo, che a sua volta dipende da alcune skills, tanto cliniche, quanto psicologiche. Esse includono saper comprendere, assorbire ed interpretare le storie della malattia, saper valutare la complessità temporale degli eventi clinici e stabilire dei collegamenti, nonché instaurare un contatto genuino con il paziente con la narrazione delle storie. Per ascoltare in maniera attiva, possono essere utili semplici regole: ascoltare il racconto, chiedendo eventualmente chiarimenti; capire le ragioni e le emozioni che traspaiono dal racconto; valutare le modalità di esposizione del racconto (cogliendo anche i tratti della comunicazione non verbale); controllare la propria comunicazione non verbale (ad es. evitando una postura inadeguata, guardando negli occhi chi racconta, ecc.); ascoltare con partecipazione, ma con atteggiamento neutrale, senza giudicare. Inoltre, è importante mettere a disposizione del paziente un ambiente favorevole a garantire riservatezza ed assenza di distrazioni.

In altre parole, ai medici e gli altri professionisti sanitari è richiesto lo sviluppo di un’empatia clinica, che implica costantemente l’integrazione delle dimensioni emotiva, cognitiva, morale e comportamentale.

 

Bibliografia

Kathryn Geldard e David Geldard, Parlami, ti ascolto, Erickson, 2015

Garrino, Lorenza “Strumenti per una medicina del nostro tempo: Medicina narrativa, Metodologia Pedagogia dei Genitori e International Classification of Functioning (ICF)”. Firenze University Press, 2015

https://www.medicinanarrativa.it/it/simen/medicina-narrativa/storia-e-origini/

La psicologa psicoterapeuta parla di autostima

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Autore

ANNALISA
STICCHI

PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA

Psicoterapeuta ad orientamento cognitivo comportamentale, con esperienza in psicologia della salute, esercita l’attività libero-professionale a Lecce. Dal 2011 collabora con APMAR onlus - Associazione Nazionale Persone Con Malattie Reumatologiche e Rare, occupandosi della consulenza e del sostegno psicologico presso i reparti ospedalieri, della formazione dei volontari e dello sportello d'ascolto rivolto alle famiglie che affrontano l'esperienza della cronicità in età pediatrica.

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