Il termine Spondiloartrite assiale è usato per indicare un processo infiammatorio a carico della colonna vertebrale e delle articolazioni sacroiliache, quelle che collegano la colonna vertebrale al bacino, responsabile di dolore prevalentemente alla schiena e ai glutei oltre che ad altre articolazioni.

Se ne riconoscono 2 forme:

  • Spondiloartrite assiale non radiografica (nr-axSpA)
  • Spondiloartrite assiale radiografica (axSpA anche chiamata Spondilite anchilosante)

La dicitura "non radiografica" significa che non sono visibili danni alle articolazioni ai raggi X.  Ancora oggi è oggetto di dibattito la questione per cui le forme di nr-axSpA siano da considerare come una forma iniziale di Spondilite anchilosante oppure se siano da considerarsi come 2 malattie distinte.

Ad ogni modo quando viene posta per la prima volta la diagnosi di Spondiloartrite assiale possono emergere molte paure tra cui quella di non essere più in grado di svolgere una vita “normale”. Le domande che più spesso i pazienti si pongono riguardano la possibile insorgenza di cambiamenti della postura, lo sviluppo di invalidità permanente o di complicanze che possano ridurre l’aspettativa di vita.

Nelle SpA assiali l’infiammazione solitamente inizia al bacino, con il coinvolgimento delle articolazioni sacro-iliache, e con il tempo può estendersi verso l’alto, a carico della colonna vertebrale (incluso il collo). Col perdurare del processo infiammatorio, che può richiedere anche molti anni, possono insorgere danni strutturali a carico delle strutture della colonna che determinano la formazione di ponti ossei, la fusione delle strutture articolari con conseguente riduzione o perdita completa della flessibilità e della motilità e comparsa di alterazioni della postura. Talora il processo distruttivo può colpire le anche e le spalle con perdita del movimento in queste sedi. 

La riduzione della mobilità della colonna si traduce in una difficoltà a svolgere diversi atti della vita quotidiana quali ad esempio raccogliere oggetti caduti per terra o allacciarsi le scarpe, svolgere lavori domestici, praticare uno sport, raggiungere oggetti riposti in alto, girare il capo durante la guida, ad esempio per fare retromarcia.

I sintomi e la progressione del danno articolare variano molto da paziente a paziente. Ci sono infatti persone che manifestano sintomi lievi e poca progressione di malattia mentre altri possono avere sintomi più gravi ed una rapida evoluzione. 

Nel corso degli ultimi anni la ricerca scientifica ha cercato di individuare fattori che possono aiutare a prevedere quali pazienti tenderanno ad avere una prognosi peggiore.

Sesso ed età: l’essere maschi ed aver ricevuto una diagnosi in giovane età sono fattori associati ad una prognosi peggiore di malattia

Alti livelli di PCR: la proteina C-reattiva è un marcatore di infiammazione dosabile con un semplice prelievo di sangue venoso. Elevati valori di questa sostanza si associano a un maggior rischio di progressione del danno articolare

Fumo di sigaretta: i pazienti fumatori affetti da SpA assiale tendono ad avere una più rapida progressione di malattia rispetto ai non fumatori.

Marcatori genetici: tra i diversi geni sino ad oggi identificati l’aplotipo di istocompatibilità umano B27 è quello per cui esistono maggiori evidenze riguardo l’associazione non solo ad un aumentato di rischio di sviluppare malattia ma anche ad una prognosi peggiore.

Interessamento dell’articolazione coxo-femorale: il coinvolgimento dell’ anca di più comune osservazione in pazienti con malattia esordita in giovane età e sembra essere un fattore di rischio per sviluppo di malattia più grave.

Manifestazioni extra-articolari: i pazienti affetti da Spa assiale hanno un aumentato rischio di sviluppare altre malattie, quali ad esempio malattie infiammatorie intestinali (Morbo di Crohn o Rettocolite ulcerosa), psoriasi, coinvolgimento oculare (uveite). I pazienti che presentano sintomi extra-articolari hanno una maggiore tendenza a sviluppare una malattia più grave.

Familiarità: le SpA assiali tendono ad avere un’elevata aggregazione familiare. La compromissione funzionale e la gravità della malattia allo stesso modo tendono a riprodursi come un modello all’ interno dello stesso gruppo familiare.

Limitazione della mobilità della colonna vertebrale: se al momento della diagnosi è già evidenziabile una limitazione del raggio di movimento della colonna la prognosi tende ad essere peggiore

Le SpA assiali non riducono direttamente l’aspettativa di vita dei pazienti, tuttavia, ci sono complicazioni e comorbidità che possono farlo.

Negli ultimi anni infatti è emerso che soggetti affetti da Spondilite Anchilosante hanno un maggior rischio di eventi cardiovascolari (ictus e/o infarti) rispetto alla popolazione generale di pari sesso ed età. I fattori che possono spiegare questo aumento del rischio cardiovascolare sono molteplici ed includono gli effetti diretti del processo infiammatorio cronico sui vasi sanguigni, una maggiore tendenza ad avere stili di vita scorretti (fumo di sigaretta, scarsa o nulla attività fisica) e maggior rischio di comorbidità (obesità, aumento del colesterolo, diabete, ipertensione arteriosa).

Sebbene il danno articolare della Spondilite anchilosante non può essere annullato, il trattamento con i farmaci biologici sembra aiutare a fermare il danno strutturale.

La diagnosi precoce di malattia, la correzione degli stili di vita ed un approccio terapeutico completo, che includa adeguato programma di fisioterapia, svolgimento regolare dell’attività fisica ed impiego di farmaci biologici, sono strumenti essenziali per preservare la funzione fisica, migliorare la qualità della vita dei pazienti e la prognosi della malattia.

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Malattia di Bechterew

La correlazione tra Uveite e Spondilite anchilosante (e tutte le Spondiloartriti assiali)

CONOSCI PIETRO

Autore

PIETRO
LECCESE

MEDICO SPECIALISTA IN REUMATOLOGIA

Dirigente medico presso il Dipartimento Regionale di Reumatologia della Basilicata dell’Azienda Ospedaliera “San Carlo” di Potenza ha sviluppato nel corso degli anni specifici interessi nel campo assistenziale e di ricerca delle Spondiloartriti sieronegative e delle Vasculiti sistemiche con particolare attenzione per la Malattia di Behcet. È membro della Società Italiana di Reumatologia (SIR), dell’EMerging EULAR NETwork (EMEUNET) e del Consiglio dell’International Society of Behcet’s Disease. Ha avuto incarichi di insegnamento presso l’Università degli Studi della Basilicata, ha partecipato in qualità di relatore/docente ad oltre 100 congressi nazionali e internazionali, svolge attività di referaggio per le principali riviste internazionali del settore, è co-autore di diversi capitoli di libri ed è autore di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali. È stato più volte vincitore di premi per la ricerca della SIR rivolti a giovani reumatologi.

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