La spondilite anchilosante è una patologia cronica che richiede un approccio a 360° e non può essere gestita esclusivamente con interventi di tipo farmacologico, seppur efficaci.

Facendo un passo indietro, ancor prima di capire come affrontare la malattia, è fondamentale capire che l’aspetto davvero decisivo per impostare in seguito strategie vincenti è il suo riconoscimento precoce. Tra le malattie reumatologiche, infatti, la spondilite anchilosante è quella caratterizzata da un maggiore ritardo diagnostico.

 

Anticipare la diagnosi

E il motivo è semplice: i sintomi iniziali della malattia sono spesso “mascherati” e il medico viene tratto in inganno da quella che ritiene una lombalgia di tipo meccanico, mentre invece si tratta di una lombalgia di tipo infiammatorio. Compito del medico, o meglio dello specialista, sarà perciò valutare alcuni aspetti che possono far propendere per una diagnosi di spondilite all’esordio piuttosto che una “banale” lombalgia: giovane età del paziente, sesso maschile, dolori che si manifestano nella seconda parte della notte e che migliorano con l’esercizio fisico e l’impiego di antinfiammatori.

Stato infiammatorio sotto controllo

Dopo questa premessa doverosa, entriamo nel dettaglio delle svariate opzioni che ha a disposizione il paziente per migliorare la convivenza con la sua malattia. Come accade per la maggior parte delle patologie croniche, infatti, intervenire sugli stili di vita è di fondamentale importanza anche per la spondilite anchilosante. Ed essendo una malattia di tipo infiammatorio, ridurre al minimo l’infiammazione è un obiettivo da raggiungere.

Il ruolo dell’infiammazione

In campo alimentare, per esempio, andrebbero ridotte al minimo le dosi quotidiane di zuccheri e di sale, così come di formaggi, insaccati e alcol. Da incentivare il consumo di fibre, verdure, carni bianche e pesce. Una dieta leggera ed equilibrata permette anche di mantenere il peso corporeo nella norma, non andando ad appesantire la colonna vertebrale. Una condizione di sovrappeso non può che accentuare il dolore di tipo meccanico alla schiena, che andrebbe ad aggiungersi a quello di tipo infiammatorio.

Sonno ristoratore

Vantaggi di una dieta ricca di vegetali

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Autore

PIERCARLO
SARZI PUTTINI

SPECIALISTA IN FISIATRIA E IN REUMATOLOGIA E DIRETTORE DELLA UOC REUMATOLOGLIA FBF L. SACCO - PROF. STRAORDINARIO REUMATOLOGIA C/O DIP. DI SCIENZE BIOMEDICHE E CLINICHE "L. SACCO"

Attualmente è Professore Straordinario di Reumatologia presso l’Università degli Studi di Milano. È responsabile di un Unità Operativa Complessa di Reumatologia presso ASST Fatebenefratelli-Sacco, Milano. È responsabile dell’Insegnamento di Reumatologia nell’ambito dello stesso corso integrato presso il polo universitario Sacco, Milano.  È Docente presso la Scuola di Specializzazione in Reumatologia di Milano.
È inoltre responsabile di numerose sperimentazioni cliniche che si stanno svolgendo presso l’Unità Operativa di Reumatologia dell’Ospedale L. Sacco.
Ha partecipato come “esperto” a 2 commissioni Europee per lo sviluppo di raccomandazioni cliniche e terapeutiche. Coordinatore del gruppo di studio SIR sul dolore in reumatologia.  

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