Uno degli aspetti caratteristici di una patologia è spesso dato dalla presenza di un aggettivo accanto al nome. Il termine anchilosi indica il blocco completo o quasi completo di un’articolazione.

Assume particolare importanza nel descrivere la spondilite, perché non c’è forse aggettivo più specifico per delineare il danno avanzato provocato da questa malattia.

Anchilosi vertebrale: cosa si intende?

Cosa si intende, però, per anchilosi della colonna? Per rispondere a questa domanda si deve fare un passo indietro e scendere nelle basi anatomiche del problema, ovvero su come è fatta la colonna vertebrale e, soprattutto, come si muove.

Nelle normali radiografie, le vertebre sembrano ossa molto robuste e di grandi dimensioni, ma, in realtà, quando abbiamo la possibilità di osservarle “dal vivo”, ci troviamo di fronte a delle piccole strutture di pochi centimetri ed incredibilmente leggere che, come un piccolo miracolo ingegneristico, sono in grado di sopportare grandi carichi e di compiere ampi movimenti, articolandosi tra loro.

L’articolarità è garantita dai dischi intervertebrali e dai legamenti. Queste strutture garantiscono compattezza e flessibilità alle vertebre, che altrimenti non potrebbero coordinarsi tra loro e muoversi come un corpo unico. I legamenti sono strutture estremamente resistenti, composte dagli stessi “mattoni” delle ossa, ma non mineralizzate.

Sono soggetti agli stessi processi infiammatori delle articolazioni e, anzi, nel caso delle spondiloartriti, questi processi iniziano proprio nelle zone di inserzione tra tendine e osso (nel nostro caso vertebra) o in sede di articolazioni sacroiliache.

Il processo di anchilosi è un’espressione di progressione del danno. Nella sede interessata dal processo infiammatorio si crea una perdita di osso e tale perdita viene riparata in modo non efficiente dal nostro organismo, attuando un processo di ossificazione che colpisce il legamento stesso. Questo avviene, purtroppo, non solo su un singolo punto di una singola vertebra, ma si verifica su più punti di più vertebre.

Il processo infiammatorio e la sua riparazione ossea coinvolgono soprattutto due legamenti fondamentali: il legamento longitudinale anteriore e il legamento longitudinale posteriore. Dobbiamo immaginare questi come due lunghi nastri che avvolgono tutta la colonna, come una robusta guaina che ne mantiene l’asse e la struttura, compattando dischi e vertebre. La loro progressiva calcificazione, causata dalla malattia, genera perdita di flessibilità e anchilosi. Analogo processo avviene a carico delle articolazioni sacroiliache, laddove possiamo vedere queste articolazioni, anch’esse mantenute insieme tra loro da un insieme di legamenti.

L’anchilosi nelle spondiloartriti

C’è da chiedersi se tutte le spondiloartriti abbiano come termine ultimo l’anchilosi e, fortunatamente, la risposta è NO. Negli anni, al variare del tipo e della presentazione, dei fattori di rischio e del trattamento, sappiamo che non tutte le spondiloartriti sono anchilosanti. Una diagnosi tempestiva e un trattamento precoce, oltre alla riduzione dei fattori di rischio, permettono di controllare e contrastare la malattia.

Spondiloartrite ed empowerment

Osteoporosi e spondilite anchilosante (e tutte le altre spondiloartriti)

CONOSCI LUCA

Autore

LUCA
IDOLAZZI

MEDICO SPECIALISTA IN REUMATOLOGIA

Ricercatore presso l’Unità di Reumatologia del Dipartimento di Medicina dell’Università di Verona, si interessa dello spettro delle patologie artritiche e, in modo particolare, di spondiloartriti. Ad integrazione di  questo ambito, ha sviluppato un interesse per l’imaging dedicato alla malattia reumatologica e, in modo particolare, all’ecografia muscoloscheletrica. Data la complessità delle spondiloartriti, affianca da molti anni i colleghi di altre branche, come la Dermatologia, per riuscire a cercare di comprendere e assistere il paziente nel migliore dei modi.

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