Annalisa Sticchi, Psicologa e Psicoterapeuta

Oggi l’utilizzo della tecnologia ha profondamente modificato la nostra quotidianità: dagli acquisti allo studio, alla ricerca di lavoro, più in generale influenzando il comportamento e la comunicazione umana. Gran parte dei giovani (ma anche dei meno giovani) è iscritto ad almeno un social network e trascorre numerose ore della giornata utilizzando tale modalità comunicativa. Secondo il rapporto "Global Digital 2018", l’utilizzo dei social media in Italia è largamente diffuso: il 73% della popolazione è online (43 milioni di persone), con 34 milioni di utenti attivi sui social media. Trascorriamo circa sei ore al giorno online, di cui quasi due utilizzando una piattaforma social media (YouTube, Facebook, Instagram, WhatsApp e Facebook Messenger).

Attraverso i social, gli utenti soddisfano bisogni importanti, tra i quali la costruzione della propria identità sociale e il bisogno di appartenenza a una comunità. Spesso vi è la ricerca attiva di informazioni sulla salute e, di conseguenza, la condivisione di dati che riguardano patologie e terapie può influenzare la capacità decisionale dell’individuo. Da un lato, il confronto con altri individui che “virtualmente” si trovano in condizioni analoghe alle proprie dà sicuramente la possibilità di accedere a strategie di coping efficaci e può motivare al cambiamento, mitigando il senso di incomprensione e solitudine. D’altro canto, parallelamente aumenta il rischio di disinformazione, ed inoltre la varietà delle tematiche trattate può apparire dispersiva.

Numerosi studi scientifici analizzano gli effetti che i social media hanno sugli individui. Ad esempio, è stato evidenziato che gli utenti possono creare online una versione di sé stessi poco veritiera, valorizzando caratteristiche positive e omettendo caratteristiche negative. Online, vi è una minore capacità di interpretare le comunicazioni testuali con precisione e di cogliere la componente emotiva dei messaggi ricevuti, poiché privi di feedback immediato di tipo non verbale.

Talvolta, l’uso dei social network può diventare problematico fino a configurarsi come una dipendenza comportamentale, caratterizzata da scarsa capacità di concentrazione, maggiore conflittualità interpersonale e/o disturbi del sonno. Quando il comportamento diviene problematico, è possibile che l’utente sviluppi una preferenza per le interazioni sociali online rispetto a quelle faccia-a-faccia, un’eccessiva preoccupazione per quanto succede in rete e un uso “compulsivo” del social network. Quanto appena descritto può pertanto dar luogo a difficoltà nelle relazioni sociali, nella vita scolastica o lavorativa. Gli utenti problematici hanno bassi livelli di benessere psicologico e risultano essere più a rischio di riportare problematiche relative all’ ansia e la depressione, e livelli più bassi di felicità, autostima e soddisfazione per la propria vita.

Cogliere i primi segnali di un uso problematico dei social ed educare i ragazzi all’uso responsabile delle nuove tecnologie diventano elementi cruciali per valorizzare l’efficacia comunicativa dei social media.

 

Bibliografia

Marino, C., Gini, G., Vieno A., & Spada, M.M. (2018a). The associations between problematic Facebook use, psychological distress and well-being among adolescents and young adults: A systematic review and meta-analysis. Journal of Affective Disorders, 226, 274–281.

Spada, M. M. (2014). An overview of problematic Internet use. Addictive Behaviors, 39(1), 3-6.

Caplan, S. E. (2010). Theory and measurement of generalized problematic Internet use: A two-step approach. Computers in Human Behavior, 26, 1089–1097.

La psicologa psicoterapeuta parla di autostima

La psicologa psicoterapeuta parla di autostima

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Autore

ANNALISA
STICCHI

PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA

Psicoterapeuta ad orientamento cognitivo comportamentale, con esperienza in psicologia della salute, esercita l’attività libero-professionale a Lecce. Dal 2011 collabora con APMAR onlus - Associazione Nazionale Persone Con Malattie Reumatologiche e Rare, occupandosi della consulenza e del sostegno psicologico presso i reparti ospedalieri, della formazione dei volontari e dello sportello d'ascolto rivolto alle famiglie che affrontano l'esperienza della cronicità in età pediatrica.

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